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Fluoro: reale beneficio?

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IL DIRITTO DI SAPERE

Pubblicato su "No Comment" anno IV n.26 gennaio 2007

Pubblicizzato come sostanza salutare per i denti ed utilizzato in molteplici prodotti industriali, farmaceutici e commerciali, il fluoro si rivela, alla luce di numerose ricerche scientifiche, un autentico veleno.

Come non stupirsi di fronte all’affermazione secondo la quale un elemento da decine di anni caldamente consigliato, soprattutto per il trattamento e la bellezza dei nostri denti, sia in realtà una sostanza altamente nociva tanto da essere bandita in diversi paesi?
Eppure, un rilevante numero di studi medici dimostra, non solo la mancanza di un comprovato beneficio conseguente all’uso del fluoro, ma, cosa ancora più grave, la sua possibile pericolosità per la salute.
Ma vediamo perché.

Storia del fluoro
Questo elemento chimico è uno dei quattro metalloidi appartenenti al gruppo degli alogeni (fluoro, cromo, bromo, iodio) che, combinandosi con i metalli, produce sali, mentre combinandosi con idrogeno fornisce acidi forti. È un gas tossico, corrosivo, estremamente reattivo, dalle intense esalazioni, presente in natura all’interno di minerali quali la fluorite, l’apatite e, come fluoruro (sale dell’acido fluoridrico), nelle acque, nei vegetali, nelle parti ossee e nei denti degli animali.
Rappresenta la sostanza base per la produzione di gas nervini come il Soman ed il Sarin, gas bellici utilizzati dalle autorità militari tedesche.
Allo scopo ufficiale di contrastare la carie nella popolazione, il fluoro viene dal 1945 aggiunto all’acqua potabile della città di Newburgh, nello stato di New York, e da allora questa consuetudine si è estesa a molti altri paesi tra i quali gli USA, l’Australia (dove le truppe militari vengono fornite di acque fluoridate) e parte della Gran Bretagna.
Dalla convinzione che l’assunzione (soprattutto da parte dei bambini) di fluoro in diverse forme potesse portare alla creazione di uno smalto dentario più resistente agli acidi demineralizzanti, è scaturita la commercializzazione di un gran numero di prodotti di uso comune contenenti questa sostanza. Si va dagli ultra-pubblicizzati dentifrici, al fluoro in tavolette o in gocce.
Ma, allora, perché in Belgio, India, Danimarca, Olanda è proibita la fluorizzazione delle acque e bandito il consumo di prodotti a base di fluoro, e perché persino l’UNICEF si è spinta ad affermare che “per decenni abbiamo creduto che il fluoro in piccole dosi non avesse effetti collaterali sulla salute. Ma sempre più scienziati stanno seriamente mettendo in discussione i benefici del fluoro, anche in piccole quantità”?

Gli effetti dannosi
A parte la patologia nota con il nome di fluorosi i cui sintomi sono denti macchiati, scoloriti e con smalto intaccato, l’uso di fluoro può causare gravi conseguenze a danno di vari apparati ed organi.
Secondo le risultanze del gruppo di studio “Rapporto Natick”, città dello stato del Massachusetts (USA), il fluoruro produce effetti negativi sul sistema nervoso centrale con modificazioni nel comportamento e difficoltà di comprensione; ridotto quoziente intellettivo nei nascituri; incremento del numero di fratture all’anca negli anziani oltre i 65 anni; riduzione del tasso di fertilità negli esseri umani; possibile correlazione con il sorgere di carcinomi, soprattutto a carico del tessuto osseo; impedimento all’azione di fondamentali enzimi necessari per il metabolismo, la crescita e lo sviluppo cellulare.
A ciò si aggiunga che il fluoro utilizzato per la fluorizzazione dell’acqua, proviene da scarti di processi industriali quali la produzione dell’alluminio e dei fertilizzanti, ed è associato, dunque, a sostanze notevolmente tossiche e cancerogene come arsenico, piombo e cromo. Considerando la difficoltà ed i notevoli costi di smaltimento di tali tipi di rifiuti, la “strana” correlazione tra la pratica della fluorizzazione delle acque potabili, effettuata da diversi paesi, e l’uso di fluoro di scarto industriale, appare in tutta la sua chiarezza: le aziende produttrici di fertilizzanti vendono i fluoruri (per il cui stoccaggio dovrebbero altrimenti spendere capitali) ai fornitori delle acque addizionate di fluoro, in un perverso circolo in cui l’unica legge è l’interesse economico di pochi.
Vi è da considerare, poi, che il fluoro compare nella composizione della maggior parte degli psicofarmaci, degli analgesici, di vari farmaci, di pesticidi e di propellenti (CFC).
La dott.ssa Mullenix della Harvard University, impegnata in un’importante ricerca sulla neurotossicità dei fluoruri commissionatale dalla Forsyth Institute (istituto statunitense per la ricerca e l’educazione orale), scoprì, inoltre, nel 1994 gli effetti del fluoruro sullo sviluppo pre e post-natale. La somministrazione precedente alla nascita origina, secondo tali studi, iperattività nei bambini ai quali poi, di conseguenza, viene dispensato quale calmante il Ritalin (ancora una “strana” connessione!). Nei casi di somministrazione post-nascita, invece, si assiste ad una situazione caratterizzata da apatia e da mancanza nel soggetto di attività, di iniziativa, motivi per i quali tale sostanza è infatti impiegata nella produzione di psicofarmaci e tranquillanti.
In seguito alla pubblicazione dei risultati relativi alla sua ricerca, la dott.ssa Mullenix fu repentinamente licenziata, segno dell’asservimento della scienza al dio denaro.
Per quanto riguarda il nostro paese non esiste una regolamentazione per quanto attiene al livello massimo di fluoro contenuto nelle acque minerali, mentre per le acque potabili la soglia consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 1,5 mg/litro.
Come sempre, solo la consapevolezza ed il consumo responsabile può aiutare l’individuo a contrastare l’arroganza espressa da una scienza sempre più corrotta.


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