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Grassi alimentari: li conosciamo?

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ALIMENTAZIONE

Pubblicato su "No Comment" - anno II n.3 - febbraio 2005  

Contenute nella maggior parte dei cibi preconfezionati, queste sostanze, di cui spesso ci viene celata l’origine, possono risultare fortemente dannose alla salute. Impariamo a scoprirle.

Quotidianamente ci capita di acquistare e gustare, quasi meccanicamente, alimenti di provenienza industriale, quali prodotti dolciari, snack, biscotti, patatine, merendine, senza chiederci quale sia il loro reale contenuto.  
In effetti, tali prodotti, largamente consumati da giovani e giovanissimi, contengono una notevole quantità di grassi saturi il cui effetto su cuore ed arterie è estremamente nocivo ma dei quali non si fa menzione nelle etichette che normalmente accompagnano tali alimenti.
Ciò accade in quanto non vi è a livello europeo una disposizione che obblighi le aziende produttrici ad indicare in etichetta tali sostanze la cui presenza viene mascherata da generiche e tranquillizzanti diciture che riportano termini del tipo: “grassi vegetali” o “oli vegetali”.
Ma se consideriamo che le patologie cardiovascolari rappresentano nei paesi occidentali la prima causa di decesso (17 milioni di morti all’anno secondo l’OSM), la cui spesa costituisce la voce in uscita preponderante a carico del Servizio sanitario nazionale, comprendiamo quanto sia importante che tali sostanze vengano ben evidenziate ed eliminate dalla nostra dieta alimentare.

Grassi: saturi, insaturi o idrogenati?
I lipidi (ossia i grassi) sono costituiti da acidi grassi distinguibili in saturi ed insaturi; questi ultimi hanno la caratteristica chimica di legarsi con altri atomi di idrogeno, proprietà mancante invece agli acidi saturi i quali, per tale motivo, hanno una consistenza più densa rispetto agli insaturi, normalmente liquidi. Tale maggiore compattezza fa sì che i grassi saturi tendano ad accumularsi lungo i vasi sanguigni, in quanto l’essere umano è in grado di metabolizzarli solo sottoponendosi ad una intensa attività fisica non compatibile con l’attuale stile di vita sedentario abituale per la maggioranza degli individui. Ciò causa la formazione di deposito del grasso saturo non smaltito in varie zone dell’organismo, come le pareti delle arterie e dunque la comparsa di malattie cardiovascolari.
Basterebbe, quindi, non consumare alimenti contenenti questa dannosa sostanza, ma, come già detto, quest’ultima viene abilmente mascherata dalla scritta “grasso vegetale” che viene normalmente considerato meno nocivo di quello animale. Ed è proprio qui la questione: la generica dicitura “grasso vegetale”, infatti, non sta ad indicare (come noi consumatori siamo avvezzi a credere), olio di oliva, olio di arachide, olio di mais (tranne nel caso in cui questi ultimi vengano esplicitamente dichiarati in etichetta), bensì olio di cocco o olio di palma (come da analisi effettuate dal Comitato difesa dei consumatori su 16 marche di biscotti), ossia oli di origine tropicale, molto più economici rispetto agli altri e contenenti i famigerati grassi saturi.
Il difficile compito di scelta del consumatore viene ulteriormente aggravato dalla frequente presenza, sulle etichette di molti prodotti alimentari industriali, della scritta “grasso vegetale idrogenato”. Quest’ultimo consiste in una miscela di oli di arachide, di soia, di palma che subisce il processo chimico di idrogenazione grazie al quale, mediante l’impiego di additivi metallici, viene addizionato artificialmente idrogeno all’amalgama in modo da renderlo consistente come il burro. Tali grassi (margarina, olio di girasole, mais, soia), non essendo di origine naturale, non sono facilmente metabolizzabili dall’organismo umano e possono causare patologie cardiovascolari, diabete ed aumento del colesterolo dannoso.


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