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I mantra per armonizzarci con l'universo

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MEDICINE NON CONVENZIONALI

Pubblicato su "Lo Stilo" nel novembre 2001  

Il termine mantra proviene dall’antichissima lingua del sanscrito e significa “protezione della mente” (da manas: mente e tra: protezione). Il mantra costituisce un sistema utilizzato fin dai tempi più remoti in India al fine di interagire con i centri energetici umani (chakra) utilizzando, a tale scopo, un abbinamento di suoni derivanti dall’alfabeto sanscrito. Questi ultimi si sostanziano in “parole di potenza” che scatenano la forza vibrazionale del suono in quanto, essendo la divinità pura energia, essa si palesa, altresì, per mezzo di frequenze sonore. Elemento essenziale dei mantra è l’intuizione, la visualizzazione delle sillabe quali raggi di luce capaci di guidare verso l’intensa percezione dell’interezza del proprio Io nel Cosmo.
In effetti, sono state scientificamente provate le conseguenze provocate dal suono sulla materia; è noto, in tal senso, l’esperimento effettuato dal fisico svizzero, Hans Jenny, il quale, percuotendo con suoni a differenti frequenze una superficie cosparsa di limatura di ferro, ha prodotto un movimento di quest’ultima che si andava a predisporre secondo diversi schemi geometrici in dipendenza della specifica vibrazione del suono.
Ciò ci collega agli ultimi assunti della scienza moderna, secondo i quali l’intero creato è costituito unicamente da energia pura, ossia l’energia o la vibrazione della creazione che, secondo gli yogi, è, appunto, il suono; il suono realizza le forme, ossia in-forma tutta la materia intorno a noi, le cui molecole risultano, quindi, unite grazie al particolare grado di intensità dei suoni dell’universo.
Questo principio, anche se è di recente scoperta da parte della fisica moderna, è presente persino nelle Antiche Scritture dove, nel Vangelo secondo Giovanni, si afferma: “In principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio”, frase che rende chiaro il presupposto secondo il quale all’origine della creazione del Cosmo vi è un suono, una vibrazione fondamentale; ma lo stesso precetto è contenuto anche negli antecedenti Veda, i testi più antichi del mondo.
L’Om
è il suono primario, creatore dell’intero universo e scaturente dalla coesistenza di tutti i suoni della natura, del movimento del pianeta, dei mari, ecc. Esso ha assunto, nella tradizione, diversi nomi a seconda della specifica civiltà: Om per gli Indù ed i Sikh, Logos per i Greci, Khalam Illa-Hi per l’Islam, ecc.
Il suono ha avuto sempre una notevole importanza nelle pratiche spirituali affinché l’uomo potesse fondersi con Dio; anche la tradizione cristiana utilizzava i canti gregoriani proprio a questo scopo. L’armonizzazione con il suono creatore (Dio) è, infatti, il presupposto dell’armonizzazione con gli altri e con l’intero creato, e la mancanza di tale accordo, derivante da vibrazioni negative, può, sovente, portare a stati di malattia.
A tal fine, i maestri indiani e tibetani sono soliti offrire ai propri allievi alcuni mantra personali, costituiti da versi o parole spirituali, ma è sufficiente anche solo l’uso della sillaba Om per far sì che l’incessante e deleterio flusso di pensieri che normalmente invade la nostra mente, si arresti.
La pratica del mantra consiste in un esercizio, una forma di yoga, riguardante l’udito. I mantra sono, quindi, frasi, nomi sacri o semplici parole che nulla hanno a che fare con la religione. Alcuni di essi sono molto conosciuti in occidente, come Aum, il già citato Om, Hari, Cristo, Siva.
Durante il mantra l’attenzione deve essere dedicata totalmente alla pronuncia delle parole che devono essere ripetute migliaia di volte al giorno; la mente deve occuparsi solo del mantra e del conto del numero delle ripetizioni, operazione estremamente utile al fine dell’addestramento dell’attenzione.
La condizione psicologica di partenza è l’accettazione della separazione tra noi e la nostra mente, la quale ultima ci deve servire e non dominarci; come diceva H. P. Blavatsky: “La mente è un buon servitore, ma è un padrone crudele”.
A differenza della tecnica della meditazione, mediante la quale viene trasceso il corpo fisico utilizzando le capacità tranquillizzanti ed armonizzanti della mente, con la pratica dei mantra, accade il contrario: con particolari suoni da noi emessi e, quindi, con le vibrazioni del corpo fisico, influiamo sulla nostra mente.
Durante l’esecuzione dei mantra, possono affiorare alla memoria dolorosi ricordi dei quali, il nostro normale meccanismo psichico di autodifesa, può bloccare la consapevolezza anche per tutta la nostra esistenza. In tali casi il vincolo posto dalla nostra mente all’esperienza negativa, ha ripercussioni sul corpo fisico, provocando quei diffusissimi mali psicosomatici e tensioni che colpiscono prevalentemente lo stomaco, la schiena, il collo, la testa.
Il mantra, soprattutto se svolto in modo intenso, ha, quindi, il potere di sciogliere le contrazioni ed i grumi emozionali che ci hanno tenuti prigionieri per anni e che sono la causa delle nostre profonde sofferenze, consentendoci, così, di ritrovare il nostro originario equilibrio vibrazionale. In tale processo di liberazione è possibile essere soggetti a crisi di riso o di pianto assolutamente non preoccupanti, in quanto normali effetti del procedimento in questione.


Medicina dolce

ESERCIZIO DI CONCENTRAZIONE SUL SUONO

Sedersi eretti su una sedia senza tensioni e con il collo e la spina dorsale in linea retta. Scegliere un suono breve e semplice, non connesso ad una forma fisica; di solito, i risultati migliori si ottengono con la sillaba sacra “Om”. Annotare l’ora ed incominciare a ripetere mentalmente “Om” o, se si preferisce, a mormorarla. Tutta l’attenzione deve essere rivolta unicamente al suono udito interiormente. Per mezzo della lancetta dei secondi controllare il tempo in cui si è riusciti a ripetere “Om” senza che la mente si sia distratta con altri inutili pensieri. Moltiplicare questo tempo per 3, il risultato sarà il prossimo obiettivo di durata dell’esercizio.
Se si ritiene opportuno, è possibile, per vincere eventuali distrazioni, chiudere gli occhi durante l’esecuzione della pratica.
Lo scopo finale di tale esercizio è 10 minuti di concentrazione ininterrotta, non è importante la quantità di tempo occorrente per raggiungerlo.
L’effetto di tale pratica consiste nella liberazione dai pensieri negativi, nel conseguimento della pace interiore e nella sperimentazione dei più alti stati di coscienza.


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