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La manna tra leggenda e realtà

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IL DIRITTO DI SAPERE

Pubblicato su "No Comment" - anno II n.8 - luglio 2005  

Le molteplici ipotesi sull’origine del mitico alimento: dalla provenienza vegetale alle più inquietanti teorie di natura aliena.

Ne parla uno dei libri più antichi della storia, la Bibbia, quale cibo dalle eccezionali qualità nutritive, miracolosamente piovuto dal cielo per sfamare gli Ebrei che, dopo essere fuggiti dall’Egitto, vagarono per quarant’anni nel deserto in cerca della Terra promessa (Esodo, 16).

Alimento naturale
La manna non costituisce, però, solo un evento biblico prodigioso, in effetti, si tratta di un lattice zuccherino che trasuda dagli alberi di Tamerice o Tamarix (chiamata, appunto, Tamerice mannifera o Tarfà), e che, da tempi antichissimi, viene utilizzato dalle popolazioni desertiche a fini alimentari.
La Tamerice, infatti, quando viene attaccata dai parassiti, contrasta tale invasione producendo la caratteristica mielata che, rapprendendosi all’aria, si tramuta in grosse gocce pendenti dai rami.
Un’altra pianta in grado di produrre “manna” è la Lecanora esculenta, un lichene (aggregazione tra un fungo ed un’alga), largamente diffuso sui monti dell’Asia Minore e che alcuni ricercatori considerano proprio la leggendaria manna delle Sacre scritture. Tale lichene, trasformato in polvere dal sole e poi trasportato dal vento ricadendo sotto forma di scaglie bianche, nutre, ancora oggi, un considerevole numero di abitanti dell’Asia meridionale, nomadi abituati a lunghi periodi di miseria dovuti alle tipiche condizioni di vita delle aree desertiche; essi ne consumano i talli, ossia il corpo dei vegetali.

Antico farmaco
Anche l’Ornello o Fraxinus ornus o, ancora, albero della manna dei farmacisti, genera la nostra sostanza. Si tratta di un’essenza bianca e leggera che, solidificando, assume una consistenza gommosa, insapore e che il noto medico greco Galeno consigliava, già nel II secolo a.C., quale cura per numerose infermità.
Essa viene, ancora oggi, usata a scopo terapeutico; contenendo, infatti, mannite (mannitolo), uno zucchero creato spontaneamente dalla natura ed avente proprietà delicatamente purgative, tale prodotto costituisce uno dei pochi lassativi salutari presenti in natura. Ciò lo distingue dalla Senna o Cassia, altro lassativo vegetale che, però, a differenza della manna che allevia la stipsi richiamando acqua nell’intestino, così permettendo la sua evacuazione, opera per irritazione. La Senna è contenuta in quasi tutti i purganti in vendita e, se utilizzata per un esteso arco di tempo, può provocare la melanosi del colon, ossia una condizione di precancerosi.
Ma la straordinaria pioggia di fiocchi alimentari di biblica memoria, secondo gli esperti, non deriverebbe dalle esalazioni dell’Orniello, considerato che il deserto del Sinai, luogo, appunto, del prodigioso evento, non costituisce l’habitat naturale di tale varietà arborea.
L’Orniello o Fraxinus ornus, infatti, dall’aspetto molto simile al Fraxinus excelsior o Frassino comune, preferisce luoghi asciutti e soleggiati fino ad un’altitudine di 1300 metri. Esso è, per tale motivo, diffuso nell’Europa meridionale, in Turchia e nell’Asia Minore.
Dunque, la mitica manna proveniva, più verosimilmente, dagli alberi di Tamarix mannifera, di cui abbiamo precedentemente parlato, che vivono proprio nella regione del Sinai e dalla quale fu trasportata nel deserto grazie al vento.

Le ipotesi paranormali
Ma secondo i sostenitori dell’esistenza di vite extraterrestri, i quali scorgono nella Bibbia una notevole mole di riscontri oggettivi a favore di tale ipotesi, la manna che sostenne gli Ebrei in fuga sarebbe stata costituita da un residuo, ovviamente commestibile, rilasciato in seguito alla combustione dei motori delle astronavi aliene.
Un’altra singolare supposizione si deve allo psicoanalista russo Immanuel Velikovsky, autore del libro “Mondi in collisione” edito nel 1950, il quale affermava che nel 2000 a.C. una catastrofe di enormi dimensioni sul pianeta Giove avrebbe generato una grandissima cometa che nel 1450 a.C. circa, epoca della prigionia degli Ebrei in Egitto, avrebbe colpito di striscio la Terra. Gli idrocarburi della coda della cometa avrebbero, a contatto con l’atmosfera del nostro pianeta, prodotto la prodigiosa manna, benefico nutrimento per il popolo eletto.
Un’ulteriore originale congettura è stata avanzata dall’ingegnere elettronico ed esperto in linguistica George Sassoon, il quale afferma che l’Arca dell’Alleanza avrebbe contenuto, al suo interno, un macchinario in grado di produrre il leggendario alimento e che gli Israeliti avrebbero trasportato con loro durante l’esodo.
Secondo le ricerche di Sassoon, la difficile descrizione del particolare congegno sarebbe desumibile dai versi 51-73 del testo ebraico Adra Zvta Qdiha appartenente alla Kabbala, l’antica opera iniziatica dei sacerdoti giudei.
In tale manufatto, composto da tre sfere sovrapposte, sarebbe stata coltivata un’alga commestibile, ossia la manna che sarebbe stata prodotta quotidianamente nella quantità di 1,5 metri cubi.
Questo macchinario sarebbe stato poi conservato nel tempio di Gerusalemme ed ivi adorato come un segno del volere divino.
Sassoon ritiene che un impianto di tal fatta sia, per le sue caratteristiche, perfettamente allocabile in una nave di origine aliena.

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