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Le frequenze di forma

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ONDE DI FORMA

Pubblicato su "Bioguida" nel settembre 2010

Scaturenti da specifiche forme rispondenti a canoni geometrici particolari, le “onde di forma” svelano oggi le loro potenzialità vibrazionali al vaglio della scienza attuale.

La naturale percezione da parte di ogni essere vivente degli innumerevoli costituenti dell’Universo e la conseguente formazione della consapevolezza di tutto ciò che esiste e che ci circonda, avviene attraverso la forma. Nella nostra dimensione, qualunque elemento può, infatti, essere percepito per mezzo dei nostri ordinari cinque sensi e dunque attraverso la forma che esibisce. Anche nel caso in cui la materia si trovi in uno stato di aggregazione che non ne evidenzi immediatamente e visivamente la forma, essa comunque ne possiede una specifica, come accade nel caso dei gas che, pur avendo una struttura non definita sotto l’aspetto macroscopico, a livello molecolare hanno una ben individuata configurazione.
La forma, come detto, consente all’osservatore di prendere coscienza dell’esistenza di un determinato oggetto animato o inanimato; tale circostanza viene menzionata allegoricamente anche nella Bibbia, laddove i due primi esseri umani creati da Dio, Adamo ed Eva, si riconoscono a vicenda proprio perché si guardano, ossia osservano la loro reciproca struttura.
Ma la forma possiede un significato ancora più profondo che attiene alla specifica funzione svolta dall’elemento al quale è connessa. Introducendo due concetti della cui relazione si è spesso discusso in campo scientifico e dei quali ha trattato il noto fisico David Bohm, la “causalità” ed il “caso”, è possibile spiegare il nesso che lega la funzione di qualunque oggetto, elemento, sostanza, ecc. alla sua specifica forma.
La “causalità” nasce, secondo le parole di Bohm dal fatto che “… studiando processi che si compiono in una vasta gamma di condizioni, scopriamo che in tutta la complessità dei cambiamenti e delle trasformazioni vi sono relazioni che restano costanti.”
Tali relazioni vengono chiamate “leggi causali”.
Il “caso” interviene, invece, quando si considerano le contingenze, ossia, “… quei fattori essenzialmente indipendenti che esistono al di fuori del campo d’azione delle cose che possono essere coinvolte nelle leggi in esame”
, ovvero nelle leggi causali.
Possiamo affermare che proprio le leggi causali costituiscono la base concettuale che ci consente di comprendere le motivazioni dell’attinenza funzionale esistente tra la forma e l’elemento al quale questa appartiene. Tale legame, infatti, non risponde a dinamiche di tipo casuale, ma, al contrario, è determinato da precise relazioni di causa-effetto dovute all’utilità che uno specifico elemento esibisca una ben determinata forma. Esempi di ciò sono multipli: basti pensare alla struttura degli organi del corpo umano per osservare la stretta correlazione tra, ad esempio, la particolare conformazione a sacco dello stomaco e la specifica funzione alla quale esso è deputato e per la quale tale forma risulta essere la più adeguata. Sotto questo aspetto, possiamo ritenere che non esista nulla che possieda una struttura attribuitagli del tutto casualmente.
Entrando nello studio dell’universo delle forme naturali, ci si rende presto conto dell’incredibile perfezione geometrica da queste posseduta. Dal mondo subatomico al macrocosmo, possiamo sorprenderci ad osservare, ad esempio, la mirabile simmetria strutturale del reticolo cristallino in base al quale si formano i minerali o l’eccezionale armonia mostrata dalle smisurate galassie.
Ciò può essere spiegato considerando il fatto che le forme naturali originano globalmente dall’azione delle forze della natura e, per questo, ne costituiscono l’appropriata rappresentazione.

Le onde di forma nell’antichità
La struttura delle forme possiede specifiche capacità chiamate genericamente il “potere delle forme” il quale era già conosciuto ed utilizzato nelle vetuste civiltà e tradizioni risalenti a tempi remoti.
Tali forme, inserite nella conformazione degli amuleti contenenti simboli universalmente riconosciuti quali la croce, il cerchio, il triangolo, costituiscono nel loro insieme il corpo di conoscenze noto con il nome di “geometria sacra”.
Le antiche origini di questa disciplina testimoniano il fatto che gli elementi di cui essa è composta formano il complesso di principi geometrici sul quale è costruito l’intero Universo e dalla cui perfezione emerge con chiarezza l’ordine divino presente in tutto ciò che viene ad esistenza.
Alcune strutture facenti parte della “geometria sacra” sono molto note in quanto costituiscono la composizione di base di altre rilevanti formazioni. Tra tali forme basilari ricordiamo la “Vesica Piscis” nota anche come “mandorla mistica” derivante dall’incontro di due cerchi aventi il medesimo raggio, in modo tale che la circonferenza di uno di essi passi per il centro dell’altro e viceversa. La figura scaturente da tale intersezione possiede due segmenti interni, uno che passa orizzontalmente per il centro e l’altro che collega verticalmente i punti di intersezione dei due cerchi. Il rapporto tra tali due segmenti corrisponde alla famosa proporzione divina derivante dal rettangolo aureo che possiede la particolarità di essere diviso da un segmento in un quadrato e in un altro rettangolo avente, anche quest’ultimo, la stessa proporzione tra i suoi lati che ha il primo rettangolo.
Il rapporto aureo, noto come il numero d’oro 1,618 diffusamente utilizzato nelle antiche strutture architettoniche per donare loro particolare armonia ed applicato da Leonardo da Vinci, è incredibilmente presente in molte conformazioni naturali come nel Nautilus Pompilius o nelle proporzioni di alcune parti anatomiche del corpo umano. Si tratta di un numero rintracciabile nella successione matematica studiata dal grande scienziato Fibonacci, in arcaici monumenti sacri come la piramide di Cheope, nelle proporzioni delle parti costituenti i “cerchi nel grano”, e di esso un importante studio fu effettuato nel 1509 dal matematico Luca Pacioli.
La ripetizione grafica della Vesica Piscis determina la formazione di un’ulteriore figura estremamente conosciuta da svariate civiltà e in numerosi paesi nei quali essa è nota con il medesimo appellativo: il “Fiore della vita”.
Questa conformazione rinvenibile in molti antichi reperti presenti praticamente in tutto il pianeta, svela, secondo l’interpretazione che ne fornisce uno dei suoi massimi studiosi, Drunvalo Melchizedek, le diverse fasi della Creazione, a partire dalla prima (il primo giorno) nella quale si ha la creazione della cellula per divisione, rappresentata dalla Vesica Piscis, fino a comprendere le altre cinque fasi (per un totale di sei) simbolicamente rappresentate da ulteriori cinque cerchi.
Elementi di geometria sacra sono presenti anche nei “mandala” di tradizione tibetana, nepalese ed indiana, armoniose strutture geometriche la cui prolungata osservazione visiva non razionale ma intuitiva, costituisce un efficace mezzo di iniziazione e di ingresso a livelli coscienziali superiori.

Le scoperte della scienza
Lo studio delle onde di forma ha avuto la sua massima espressione nell’imponente lavoro di ricerca effettuato in Francia ed in Belgio da alcuni noti scienziati dello specifico settore, quali i due ricercatori francesi Chaumery e De Belizal, il fisico Louis Turenne e i fratelli Servranx.
I numerosi esperimenti realizzati da questi personaggi sono stati in grado di condurre alla deduzione secondo la quale le figure geometriche, se orientate al nord magnetico terrestre, hanno la capacità di assorbire ed emettere il flusso magnetico del pianeta.
Questa insolita capacità espressa dalle figure geometriche, utilizzate come vedremo sotto forma di grafici, è conseguente ad un’altra conoscenza acquisita dai ricercatori citati, ovvero che la materia emette, non solo una vibrazione correlata al suo movimento atomico, ma anche un’ulteriore radiazione frequenziale dovuta alla specifica forma che possiede.
Questa seconda caratteristica è causata dal fenomeno chiamato”rifrazione angolare” grazie al quale si verifica appunto l’”emissione ad onde di forma”.
Le analisi effettuate dagli scienziati hanno appurato che tale tipologia di emissione è dotata di una lunghezza d’onda molto corta simile a quella delle cellule e risulta essere notevolmente sensibile alla vibrazione del pensiero. Quest’ultima, infatti, interagendo con la valenza energetica dei grafici, è in grado di potenziarla ed amplificarla e ciò costituisce la base dell’uso dei circuiti radionici.
La forma è strettamente legata anche al suono, come affermavano gli antichi Greci ed Egizi e come possiamo dedurre dall’esistenza di leggi geometriche negli intervalli matematici della scala musicale.
La correlazione tra la geometria ed il suono fu rilevata scientificamente grazie alle sperimentazioni effettuate dal musicista e fisico Ernst Chladni il quale riuscì a creare su un supporto piano ricoperto di sabbia, grazie all’emissione di vibrazioni sonore del violino, quelle che sono oggi note come “figure di Chladni”. Gli eclatanti risultati, per quei tempi, dello studio di Chladni furono pubblicati nel 1787 nel suo libro “Scoperte sulla teoria dei suoni”.
A conferma di ciò, nel 1967 nacque, ad opera del fisico e medico Hans Jenny, una nuova branca della scienza nota come “Cimatica” ovvero lo studio delle onde di forma. Tale innovativa disciplina pone in relazione la forma con la frequenza dell’energia, nel senso che la conformazione di qualsiasi elemento è la risultante dei legami energetici sottostanti, i quali sono dotati di una determinata frequenza vibratoria di base.
I tests realizzati da Hans Jenny dimostrarono che sostanze facilmente deformabili come il gesso ed il sale possono acquisire una specifica forma se vengono investite da frequenze sonore, in particolare l’osservazione più rilevante fu che la complessità della forma assunta risulta essere correlata al tipo di frequenza d’onda che attraversa il materiale. In conseguenza di ciò Jenny comprese che l’effetto di basse frequenze è la creazione di forme elementari come i cerchi mentre il risultato di frequenze più alte è la formazione di figure gradualmente più complesse come i mandala e le configurazioni pitagoriche.

Forma e benessere: i circuiti radionici

Le analisi e i rilevamenti effettuati da Chaumery e De Belizal su antichi monumenti sacri come la grande piramide egizia, guidarono i due ricercatori alla scoperta dell’esistenza di un’onda portante invisibile di grande potenza chiamata “verde negativo” emessa naturalmente dalla struttura piramidale. Il nome attribuito a tale frequenza energetica si deve alla direzione cardinale del suo raggio fondamentale che è orientata in maniera opposta rispetto a quella del verde positivo che possiamo visivamente percepire come colore. Le accertate caratteristiche dell’emissione vibrazionale “verde negativo” hanno a che fare con la sua capacità disidratante e mummificante e, conseguentemente, disinfettante. Tali peculiarità sono state approfondite ed applicate anche in campo terapeutico, in particolare dal dott. Rodriguez Alvizo Luis Alberto il quale, grazie ai suoi studi ventennali ha impiegato a scopo curativo la struttura piramidale per via della sua idoneità a raccogliere al suo interno energia cosmica ad azione tonificante. Da ciò prende avvio la metodica nota con il nome di “piramidologia” eseguita dal 1981 anche in Italia dalle suore di un convento sito in Trentino Alto Adige.
L’impiego di forme bidimensionali espresse in grafici e circuiti rappresenta un’importante branca della tecnica vibrazionale conosciuta con il nome di “Radionica”. Le figure geometriche utilizzate a tale scopo derivano, come precedentemente detto, da studi di origine francese e belga ed in esse sono contenute le informazioni frequenziali ristabilizzanti per mezzo delle quali l’organismo può rientrare in possesso del proprio equilibrio cellulare e vibrazionale.
I circuiti radionici possono essere impiegati collocando al loro interno il testimone (campione biologico) del soggetto da trattare o tramite il trasferimento della loro informazione frequenziale all’acqua inserita nella configurazione. Ciò in quanto l’acqua costituisce un elemento naturale dalle miracolose capacità di impregnazione energetica, rappresentando un mezzo facilmente programmabile dal punto di vista vibrazionale, come dimostra la tecnica terapeutica dell’omeopatia. Dunque, l’acqua informata all’interno di un circuito radionico diviene un vero e proprio rimedio vibrazionale.


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