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Le nuove economie senza denaro

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L'ESSERE SPIRITUALE

Pubblicato su "Lux Terrae" nel gennaio febbraio 2011


Dalle teorie economiche classiche basate sull’esclusivo interesse personale, all’attuale riscoperta degli scambi non monetari fondati sull’altruismo, sul dono, sulla reciprocità per il raggiungimento del bene comune

Il  denaro, da semplice “bene strumentale” originato dal bisogno di facilitare l’atto dello scambio, assurge nei tempi attuale a “bene sostanziale”, ovvero, il possesso e l’accumulazione dello stesso si sono trasformati nello scopo ultimo dell’attività umana, ponendo non poche ed irrilevanti questioni relative all’aspetto etico insito nella distribuzione della ricchezza e, dunque, nelle relazioni tra gli individui.
Nonostante il sistema delle transazioni economico-finanziarie odierno ci ponga in una realtà in cui il denaro perde persino la sua stessa connotazione tangibile subendo un sostanziale processo di smaterializzazione (come quando il solo pigiare un tasto è in grado di trasferire enormi quantità di ricchezza virtuale da un punto all’altro del globo), il denaro possiede la capacità di condizionare straordinariamente le nostre esistenze.

Interpretazioni di “denaro”
In effetti, il concetto di libertà connesso alla positiva condizione garantita dalla possibilità di usufruire di denaro ha, nel tempo, subito una deviazione interpretativa ed attuativa che ha spinto l’essere umano verso un paradigma gradualmente sempre più individualistico e fortemente egocentrico nel quale perdono rilevanza le connaturate caratteristiche umane attinenti al vivere sociale, quali l’altruismo e la solidarietà.
L’estremizzazione della portata delle teorie classiche dell’economia elaborate da storici economisti come Adam Smith, teorie che individuano esclusivamente nella massimizzazione dell’utilità del singolo agente l’unico fine dell’operare economico di quest’ultimo, sembrerebbe aver condotto all’attuale sistema capitalistico nel quale viene posta massima rilevanza all’accumulazione del capitale, capitale costituente in sé la rappresentazione dell’autonomia dai rapporti sociali di scambio e non più metro di valutazione e misurazione dell’impegno lavorativo occorso al suo ottenimento.
Il denaro, dunque, svincolato dal correlativo valore in termini di beni capaci di soddisfare i bisogni umani, si è trasformato in bene in sé, per ottenere il quale l’essere umano è potenzialmente (e non solo) capace di commettere ogni sorta di azione, finanche di scatenare vere e proprie guerre che la storia ci insegna essere, in ogni tempo, lo strumento impiegato affinché l’economia di uno stato possa riprendere vigore e vitalità.
Il denaro ha subito, dal suo lontano esordio risalente alla fine dell’VIII secolo a.C., rilevanti cambiamenti che lo hanno, nel tempo, condotto ad assumere forme tecniche evolute le quali hanno avuto l’effetto di separare sempre più lo scambio dagli agenti economici che lo pongono in atto. Si parla, a tal proposito, di “spersonalizzazione” dello scambio il cui esempio più evidente è l’abbandono, avvenuto nel 1971, del sistema di conversione della moneta in oro, sistema che aveva lo scopo di garantire gli individui del valore intrinseco della moneta.

Denaro e tempo
Se consideriamo l’attuale distribuzione delle risorse monetarie, che mostra una netta tendenza all’esasperazione dei due fenomeni sociali della povertà e della ricchezza, con un loro drastico allontanamento in termini di reddito procapite, ci rendiamo conto della grande rilevanza che il denaro possiede per la maggior parte degli individui, importanza causata e sostenuta da imperanti modelli educativi, informazione, mass media e schemi di pensiero.
A ciò si deve l’incredibile forza propositiva e trainante (che a volte può rasentare l’illegalità) posseduta dal denaro il quale, però, a ben riflettere, non avendo un valore d’uso (valore del bene connesso al suo uso) caratteristico di ogni tipo di bene, si comporta come un bene
sui generis in quanto mostra una fortissima desiderabilità ovvero, utilizzando la terminologia economica, ad esso viene attribuita una elevatissima utilità (unità di misura della soddisfazione ricevuta dall’utilizzazione del bene).
Il maestro indiano Aurobindo afferma: “sempre di più, le nazioni che si credono civilizzate definiscono utile tutto quel che possa apportare, acquisire o produrre denaro; tutto è giudicato e valutato dal punto di vista monetario: è appunto quel che io definisco utilitarismo”.
Il grande bisogno percepito di possedere denaro è strettamente connesso al concetto di tempo e di divenire, in quanto tale necessità può essere appagata solo dedicando una parte sostanziale della propria vita ad attività economiche che, oltre a garantire l’acquisizione dei basilari mezzi di sussistenza, possano permettere l’accumulazione di denaro. L’attuale società post-industriale conduce, inevitabilmente, per tale motivo, ad allontanarsi dal tempo presente ed a proiettare la propria esistenza in un’epoca futura (vedi art. “L’illusione del tempo psicologico” Lux Terrae n.2). dunque il denaro, così come il pensiero, è tempo.

L’economia dell’altruismo
Lo scambio effettuato per il tramite della moneta sottrae importanza alla relazione interpersonale che sottende lo scambio stesso ed alle motivazioni attinenti alla dimensione della socialità. Ciò trasforma lo scambio in un mero atto quantitativo in cui l’unico elemento davvero importante si rileva essere il trasferimento di ricchezza. Si badi bene, trasferimento e non creazione di ricchezza, come erroneamente viene ritenuto, in quanto il denaro è un mezzo che può solo acquistare ciò che esiste e, dunque, trasferirne la proprietà. Da qui le enormi disparità sociali derivanti dall’ineguale distribuzione della ricchezza nel mondo, aggravata dal fatto che la maggior parte del denaro in circolazione è moneta virtuale (assegni, depositi, bonifici, ecc.) la quale è basata sulla nascita di crediti abusivi che non generano capitale concreto (beni fisici) ma solo spostamento di moneta nel tempo.
Lo scambio effettuato pagando un bene in natura, invece, ha la peculiarità di porre in evidenza gli aspetti relazionali insiti nello scambio per il fatto stesso che per la sua concreta realizzazione è necessario l’incontro tra due individui, elemento via via meno presente nelle moderne transazioni. Inoltre, il pagamento effettuato tramite cessione di bene contro bene realizza lo scambio perfetto, nessuno rimane in credito o in debito, ciò che, di converso, non accade con le transazioni monetarie nelle quali il processo debito-credito si ripete senza soluzione di continuità.
Nonostante la corsa all’accumulazione di denaro in cui gli individui sono impegnati quali agenti individuali, interessanti statistiche dimostrano con i loro risultati in termini di incremento della produttività del lavoro, la maggior soddisfazione che il dipendente trae dal lavoro svolto in gruppo piuttosto che singolarmente. Dunque, sotto questo aspetto, andrebbe rivisto il principio secondo il quale il maggiore incentivo al lavoro sarebbe costituito dal denaro; piuttosto esso è più verosimilmente correlato al riconoscimento del proprio ruolo nella società. Di conseguenza, andrebbe rivalutato il sistema dello scambio senza denaro.
Mentre il sistema monetario è basato sul concetto di scarsità in quanto il denaro è tenuto artificiosamente in quantità limitata sui mercati allo scopo di garantire un certo livello di valore della moneta, il principio su cui si erige l’azione del donare è costituito dalla reciprocità dovuta al fatto che quando si dà ci si aspetta di ricevere e ciò crea e rinsalda il legame comunitario tra gli individui.
Il dono, che trova il suo fondamento nel sentimento dell’altruismo, si esplica in tre fasi fortemente connesse tra loro: il dare, il ricevere, il restituire. Sono proprio tali caratteristiche, basate sulla libertà di azione e sulla mancanza di garanzia di restituzione e, dunque, sulla fiducia, a far sì che l’atto del donare rafforzi i legami tra le persone e le comunità, estendendosi ben oltre il mero principio di mercato.
Diversi casi concreti dimostrano che, in alcuni frangenti, il sistema del dono si rileva essere più efficiente di quello basato sul principio di mercato, come nel caso della donazione del sangue che raggiunge risultati migliori in termini di quantità raccolta nei paesi (europei) in cui essa è gratuita rispetto a quelli (America) in cui è a pagamento.

I sistemi non monetari: le esperienze
Tali meccanismi operano su un gran numero di soggetti che apprendono a relazionarsi in modo diverso anche se il dono rimane il sistema di trasferimento. Infatti, lo scambio in natura tra pochi individui è destinato ad avere ridotto successo dato che non è facile trovare desideri reciproci che inducano allo scambio, ma su grandi masse di persone la riuscita del sistema è garantita da opportune relazioni ed informazioni come la lista dei partecipanti, le loro necessità, i certificati che attestino il trasferimento dei doni, un estratto-conto che rendiconti la circolazione dei doni.
Esperienze di tali sistemi di scambi non monetari sono presenti in molti paesi del mondo; in Italia grande fortuna ha avuto la Banca del Tempo nata nel 1995 e favorita attualmente dalla crisi economica che attraversa il nostro paese. Essa si sostanzia in un sistema di solidarietà al cui interno si effettuano scambi alla pari di prestazioni e servizi. Non va confusa con il volontariato in quanto il suo elemento basilare è la reciprocità per la quale quando si dà la propria prestazione e dunque tempo, si riceve un servizio; entrambi vengono valutati in relazione al tempo occorso alla loro realizzazione. I debiti e i crediti di tempo non nascono in un rapporto privilegiato tra due individui, ma nei confronti dell’intera organizzazione.
Altre esperienze simili italiane sono la REL (Rete di Economia Locale) sviluppatasi nel nord del paese ed il SRI (Sistema di Reciprocità Indiretta) nata invece nel sud.

Bibliografia:
Maurizio Pittau,
“Economie senza denaro”, Editrice Missionaria Italiana, 2003
Aurobindo  e Mère,
“Il Denaro”

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