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IL DIRITTO DI SAPERE

Pubblicato su "Stargate Magazine" nel novembre 2002

L’innalzamento della temperatura del pianeta è ormai una realtà. L’idrogeno contro l’emergenza clima, possibile soluzione all’effetto serra.

Dai risultati del rapporto stilato dal Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, in conformità a circa 3000 ricerche, si evince il notevole impatto provocato dall’azione antropica sui mutamenti climatici della Terra, quantificabile nel cambiamento di ben 420 strutture fisiche e biologiche. Lo confermano il progressivo scioglimento dei ghiacciai, l’allungamento delle stagioni senza gelo, l’incremento della desertificazione, l’aumento delle forti precipitazioni, fenomeni i cui effetti ricadono inevitabilmente su diverse specie animali e vegetali che ne stanno già pagando le conseguenze (orsi polari, foche, pinguini, ecc.)

È POSSIBILE INVERTIRE LA ROTTA
il realizzarsi di questi fenomeni climatici era stato contemplato dall’esperto svedese Svente Arrhenius all’inizio dello scorso secolo. Egli aveva previsto gli effetti derivanti dall’uso dei combustibili fossili sul livello di anidride carbonica (CO2) presente nell’atmosfera. L’incremento di tale sostanza costituisce, infatti, la principale causa dell’effetto serra e dell’accrescimento della temperatura sul pianeta, passata, negli ultimi 25 anni, da 13,94 a 14,35 gradi Celsius.
Per comprendere la gravità della situazione si noti che un innalzamento di soli 1 o 2 gradi Celsius della temperatura in aree montuose comporta un considerevole aumento delle precipitazioni piovose ed una diminuzione di quelle nevose, ciò, a sua volta, causa la riduzione della portata dei fiumi, tradizionalmente alimentati dallo scioglimento delle nevi, e dunque anche dei rifornimenti idrici urbani.
Ma è ancora possibile invertire la rotta, ristabilendo l’opportuna misura atmosferica di anidride carbonica prima che questa generi effetti ingovernabili sul clima terrestre. Pertanto è necessario spostare gli investimenti verso le fonti energetiche pulite, quali la geotermica, l’eolica, la solare, passando sopra gli ingenti interessi economici delle potenti holding del petrolio e dei compiacenti governi.
Tra queste forme di energia prive di costi ecologici annessi, è compresa, a buon diritto, quella derivante dallo sfruttamento dell’idrogeno, considerato il propellente più pulito che esista, al punto tale da indurre buona parte delle aziende automobilistiche a scorgere nel motore a idrogeno il maggiore piano di espansione a lunga scadenza. Anche la compagine politica si dimostra attenta alla questione, in considerazione del sempre maggiore orientamento dell’opinione pubblica a favore di tematiche ambientali.
Alla luce di tali fatti la Commissione Europea ha, fin d’ora, assegnato 28 milioni di euro finalizzati allo studio nel settore, e lo stesso Presidente George Bush ha stabilito un programma in base al quale entro il 2010 verranno diffuse negli USA le auto ecologiche, in modo da affrancare il Paese dalla soggezione al petrolio.

L’ELEMENTO PIU’ DIFFUSO NELL’UNIVERSO

Ma, in quale modo l’idrogeno può contribuire a risolvere le gravi questioni relative all’effetto serra?
L’idrogeno è l’elemento maggiormente diffuso nell’universo e sul nostro pianeta; i 4/5 della sua superficie sono infatti ricoperti da acqua, la cui molecola è formata, appunto, da idrogeno ed ossigeno. Esso può, quindi, rappresentare una fonte energetica inesauribile. Ma l’aspetto più rilevante risiede nel fatto che dalla combustione di questo gas si ottiene, come residuo, esclusivamente acqua. È agevole, alla luce di tali presupposti, comprendere la portata della trasformazione industriale ed ecologica che l’uso di tale combustibile può implicare.
I maggiori gruppi industriali stanno investendo molte risorse nella produzione di auto ad idrogeno, come la Fiat, della quale è imminente l’uscita sul mercato dell’Elettra H”, o la Bmw, che ha già in commercio diversi modelli ad idrogeno. Si tratta, però, di motori che utilizzano idrogeno ricavato dal petrolio, analogamente a quanto avviene per la benzina. Le auto ad idrogeno potranno realmente essere ritenute eco-compatibili solo quando si avvarranno del gas in questione ottenuto dall’acqua, cosa possibile grazie al fuel cell
, un motore che utilizza un dispositivo elettrochimico in grado di produrre elettricità mediante una reazione chimica indotta dal passaggio di idrogeno attraverso due elettrodi.
L’idrogeno è, però, presente in natura solo in combinazione con altri elementi quali l’ossigeno ed i carbonio; per estrarlo è, dunque, necessaria l’energia elettrica, possibilmente pulita ed a basso costo, affinché il gas possa effettivamente rappresentare un combustibile eco-compatibile e rinnovabile. Allo scopo sono utilizzabili, ad esempio, l’energia eolica, o idroelettrica, il cui moderato costo permette la sostituzione, quale concorrente migliore, dell’idrogeno al gas naturale.

L’ISLANDA, ESEMPIO PER IL PIANETA

Lo sfruttamento dell’energia idroelettrica al fine di ottenere idrogeno fa sì che l’Islanda possa essere considerata, in un prossimo futuro, a causa delle enormi fonti di energia idroelettrica (cascate) e geotermica (vulcani e geyser) che possiede, il Paese leader nella produzione e nel trasporto di idrogeno. In Islanda è infatti prevista entro l’anno corrente l’attivazione di tre linee urbane servite da autobus ad idrogeno, ed entro 40 anni la liberazione totale dalla dipendenza dal combustibile fossile.
Anche in Italia la sperimentazione è in rapido sviluppo: il Ministero dei trasporti ha sovvenzionato tre progetti e, grazie ad i suoi contributi, è imminente il funzionamento a Torino di un autobus ad idrogeno, a Milano di una pila combustibile per la produzione di idrogeno per auto, e la costruzione di un’automotrice ferroviaria alimentata ad idrogeno.
Tuttavia, nonostante i segnali positivi, la diffusione di tali tipi di vetture è ostacolata dai loro costi, ancora oggi doppi rispetto a quelli dei veicoli tradizionali alimentati a benzina o a gasolio. In realtà, la ricerca scientifica ha reso disponibili molte tecnologie rivoluzionarie per ciò che concerne il risparmio energetico, tecnologie che però, a causa dell’intervento di potentissime lobby economiche, vengono commercializzate male a prezzi inaccessibili, o non lo sono affatto.
È auspicabile, quindi, che questo modello energetico – suscettibile, a parere del tecnologo Amory Lovins, iniziatore del Rocky Mountains Institute, di profilarsi come la grande imminente metamorfosi economica e sociale e che Lester Brown, fondatore del movimento ambientalista World Watch Institute di Washington, ritiene la base della prossima rivoluzione economica – possa espandersi in tutto il pianeta, quale efficace rimedio contro il suo riscaldamento e contro l’effetto serra e, collateralmente, quale forte stangata alle possenti multinazionali del petrolio, da sempre padroni del destino della Terra e dei suoi abitanti.

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