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Perché ridurre l'uso dello zucchero

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ALIMENTAZIONE

Pubblicato su "La Freccia" dicembre 2003

Cosa non conosciamo di questa sostanza di uso comune che cela, dietro la sua apparente purezza, l’uso di elementi chimici e lavorazioni necessari alla sua produzione, in grado di ledere il nostro stato di salute

A tutti noi capita di consumare quotidianamente e quasi meccanicamente lo zucchero raffinato, usuale prodotto che, oltre a dolcificare i nostri alimenti, viene decantato quale forte energizzante.
Ma, ci siamo mai chiesti qual è l’effettiva natura del procedimento che, partendo dalla canna da zucchero e dalla barbabietola conduce alla produzione del bianco dolcificante?
La lavorazione in questione viene attuata, per mezzo di complessi processi chimici, allo scopo di depurare il succo zuccherino originario estratto, di alcune sostanze, in realtà utili per la nostra salute quali vitamine, sali minerali, proteine, ecc.
La prima fase di tale depurazione consiste nell’elaborare il prodotto di partenza con la calce; il risultato di tale processo viene poi trattato con anidride carbonica per poter rimuovere la calce eccedente ed ancora con zolfo (fase della solfitazione) allo scopo di ottenere la decolorazione dello sciroppo che viene in seguito filtrato, concentrato e cristallizzato. È a questo punto che si ricava lo zucchero greggio dal caratteristico colore bruno che risulta, quindi, a seguito delle lavorazioni appena viste, una sostanza povera di vitamine, minerali e proteine.
Tale prodotto viene poi ulteriormente filtrato, sbiancato per mezzo del carbone animale e colorato con blu oltremare per eliminare il residuo riflesso giallognolo. La cristallizzazione rappresenta l’ultima fase che permette di ottenere il prodotto finito: lo zucchero bianco da tutti noi conosciuto.

I danni provocati dal consumo di zucchero
Da questo alimento raffinato, ormai completamente privo di elementi nutritivi, si possono ricavare calorie pure che però non possono essere correttamente utilizzate dall’organismo umano per via della carenza, nello zucchero bianco, delle vitamine del gruppo B (che fanno parte integrante dei sistemi enzimatici) e degli enzimi (sostanze organiche complesse capaci di favorire determinate reazioni chimiche tra le quali la digestione).
Dunque, il fatto che lo zucchero sia costituito interamente da calorie pure comporta, nella fase di sua assimilazione e digestione, la sottrazione dall’organismo di vitamine, enzimi e sali minerali e, di conseguenza, l’impoverimento delle relative riserve. Ciò accade anche per il calcio la cui detrazione determina decalcificazione e debilitamento del sistema osseo e dentario.
Lo zucchero influisce ulteriormente sull’apparato dentario perché la sua presenza nella bocca provoca la formazione delle condizioni biochimiche che causano la riduzione e l’incrinatura dello strato di smalto che riveste i denti. Per di più l’alimentazione basata sui cibi raffinati e quindi poveri di fibre, impedisce l’attività meccanica di igiene orale grazie alla quale vengono eliminati i residui alimentari che si vanno a collocare tra un dente e l’altro.
È comunemente risaputo che vi è una stretta correlazione tra il consumo di zucchero e la patologia dell’obesità in quanto se l’energia pura apportata da questo alimento non viene utilizzata subito dopo la sua assunzione, essa si accumula nel fegato e nei tessuti sotto forma di grasso.
Il grasso, a causa del consumo di zucchero, si deposita anche nel sangue comportando l’irrigidimento dei vasi sanguigni e, dunque, la predisposizione all’arteriosclerosi.
L’alimento in questione può indurre anche alterazioni a carico del pancreas (e quindi provocare il diabete mellito) in quanto questo organo viene sottoposto ad iperattività per produrre la quantità di insulina (sostanza secreta dal pancreas che regola il metabolismo degli zuccheri) necessaria all’utilizzazione da parte delle cellule dello zucchero consumato.
L’uso di zucchero bianco, per di più, in abbinamento all’assunzione di antibiotici, immunodepressivi, cortisonici, pillole anticoncezionali ed alimenti tossici, crea le condizioni idonee alla proliferazione a livello intestinale di funghi, lieviti e micosi in quanto riduce il limite di tolleranza individuale per fermenti patogeni.

Come soppiantarlo
Nonostante, come dicevamo, l’assunzione dello zucchero sia oggi, ormai, una pratica abituale, il suo uso rappresenta, in realtà, un fenomeno storico abbastanza recente. Fino al 1700, infatti, gli alimenti dolcificati non facevano ancora parte dell’ordinario regime alimentare ed al loro posto venivano consumati frutta e miele. Con il tempo e con lo sviluppo dei processi di produzione industriale lo zucchero bianco, indice solo apparente di purezza ed igiene, si affermò sulle nostre tavole, fino a raggiungere l’attuale consumo pro capite medio annuo di circa 20 kg., considerando il fatto che molti alimenti che comunemente acquistiamo (biscotti, merendine, dolci, bevande gasate, succhi di frutta, marmellate, dentifrici, conserve, scatolame, farmaci, ecc.) contengono zucchero.
Come logica conseguenza delle osservazioni appena elaborate, è dunque consigliabile sostituire nella propria alimentazione questa sostanza raffinata (da considerare un “non alimento” o ancora, un “alimento morto”) con dolcificanti naturali come il malto o il miele il quale possiede, inoltre, numerose qualità curative dovute alle sue conosciute e svariate proprietà medicinali.


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